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el 1218, frate Francesco, dopo aver raggiunto il popolo di Terni, visitata la comunità di Stroncone, pervenne nuovamente al borgo di Sangemini, «e frate Elia era con lui» (I Cel., 69). Da Sangemini mosse poi alla volta dell’Eremita degli Arnolfi. E, molto probabilmente, alla predetta permanenza nel romitaggio montano di Cesi-Portaria, si riferisce una commovente cronaca quattrocentesca, rinvenuta solo negli anni ’80 del secolo scorso:
«Una fiata lassata la via polverosa, et cocente, il beato Francesco, et lu suo conpagno Pecorone, et frate Elia, se ne erano arrampicati pe lo sentiero che l’averebbe menati allo Loco de l’Heremita. Dapprima de arivare se fermorno a repusare al ombra de uno jovine elcio; lo quale tucto se repiegò in segno di devotione. Poco doppo arivorno nello Loco de l’Heremita, ov’erno fratel Petro; et fratel Leonardo Arnolfo; et fratel Jacopo de val Peracchia; et fratel Simplicio Macerinense. Vidutolo tucti stupefacti accursero, jubilando a abraciarlo; et poco doppo entrorno nello di loro humile recovero dove stectero per longo spatio a discorrere. A li Vesperi entrorno tucti ne la Chiesia ; dove orarono con molta compunzione innanzi all’Imagine della Beatissima Vergene Maria; et pigliata la licentia et benedictione dallo beato Francesco se ne congedarono. Et da quella hora in poi, il beatissimo Francesco stecte molto assiduo in quella nocte in oratione però che molto gli piaceva. Dopo taluni jorni, il beato Francesco; et fratel Pecorone; et fratel Elia se levorno da quello sagro Loco pe’ menasse allo Loco de Santo Urbano» (P. Rossi, L’Eremita degli Arnolfi, 1996).
Dopo il viaggio in “Terrasanta”, il Poverello di Dio tornò nella “Valle ternana”; quanto detto sarebbe confermato dalla presenza, nel romitaggio degli Arnolfi, di un mantello, «da lui riportato d’oltremare, e che da’ frati ivi dimoranti, si conserva e si mostra» (Antonio da Orvieto, Cronologia, 1717).
Dopo la cauterizzazione subìta a Fontecolombo di Rieti (1225), il Poverello serafico, debilitato e quasi consunto, visitò nuovamente la nostra città. Tramanda il Sabatier: «Durante i mesi invernali tra il 1225 ed il 1226, (Francesco), lo ritroviamo negli eremi più fuori mano della regione» (P. Sabatier, Vita di S. Francesco, 1894).
Frate Francesco, quindi, partito da Rieti, attraverso Piediluco e Terni, giunse a Stroncone. Narra il Costanzi: «si restituì quivi (Stroncone) nel 1225 ad amministrare la divina parola, mentre riavutosi nella Città di Rieti dalla grave sua infermità gli venne prescritta dai Medici del Papa la circolazione ne' Luoghi vicini di aria Salubre» (T. Costanzi, Notizie storiche di Stroncone, ms. 1809).
Non potendo più andare a piedi, Francesco d’Assisi ricorse a un asinello, a dorso del quale, lasciato Stroncone, visitato lo Speco di Sant’Urbano, raggiunse il romitaggio degli Arnolfi. In quei giorni, durante una medicazione alle sacre Stimmate, un fraticello che stava assistendo l’Apostolo umbro, raccolse un poco di quel prezioso sangue, da allora conservato, e successivamente custodito in una «picciola ampolla, o vasetto posto dentro un Tabbernacolino d’Argento» (Antonio da Orvieto, Cronaca, 1717).
Sino al febbraio-marzo 1226, frate Francesco dimorò all’Eremita, poi si trasferì a Siena. Da qui ad Assisi. Era il maggio-giugno 1226.
Dopo pochi mesi, e precisamente il 3 ottobre 1226, l’Apostolo umbro morì
Liberamente tratto
da
Paolo Rossi
Francesco d’Assisi e la Valle ternana
Ed. Thyrus, Terni 1997.
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